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Indagini statistiche e strumenti di orientamento sociologico
Nel 1998 sono stati resi noti i risultati di I lettori di libri in Italia, la prima indagine specificamente dedicata dall'Istat alla lettura(12). Ne risulta che la percentuale di lettori di almeno un libro nel corso dell'ultimo anno è del 43.5 %.; i lettori deboli (1-3 libri) sono il 30.5 %; quelli di 4-6 libri il 28.8 %; quelli di 7-12 il 23.5 %; quelli di 13-30 il 12 %; quelli di 31 ed oltre il 2.7 %.
Una delle innovazioni più significative di questa indagine è stato l'aver introdotto la categoria dei lettori “morbidi”, definiti come le persone che hanno in realtà letto uno o più libri nel periodo preso in esame pur essendosi dichiarati non lettori. A non essere state interpretate come tali, da parte degli stessi esecutori, sono state letture di libri di generi particolari: guide turistiche, romanzi rosa, libri “millelire”, libri per la casa e per il tempo libero(13). In questo modo si è ottenuto un aumento del 13 % dei lettori di almeno un libro, e la percentuale complessiva ha raggiunto il 56.7 %.
Tra le motivazioni della lettura vengono indicati il piacere (58.2 %), il desiderio di ampliare le proprie conoscenze (40.6 %) e quello di rilassarsi (34.5 %). Per quanto attiene alla non lettura, il 47.5 % del campione dichiara seccamente che la lettura non interessa. Scivola indietro la tradizionale risposta, generica e difensiva, della mancanza di tempo (29.8 %). Le percentuali più alte di coloro che si dichiarano non interessati alla lettura si rinvengono nelle fasce di età giovanili (11-14 anni: 53.8 %; 15-17 anni: 51%; 18-19 anni: 55.7 %). Continua ad essere ritenuta sostanzialmente nulla l'incidenza delle biblioteche sulle concrete pratiche di lettura degli intervistati.
Così si configurano le percentuali delle varie tipologie di lettori individuate:
| Almeno un libro + lettori “morbidi” |
56.7 |
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| Almeno un libro |
43.8 |
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| Almeno un libro che fosse un romanzo italiano o straniero, o un libro di saggistica o di scienze umane o di arte |
32.9 |
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| Almeno 4 libri |
29.3 |
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| Almeno 4 libri e tra questi almeno uno che fosse un romanzo italiano o straniero, o un libro di saggistica o di scienze umane o di arte |
24.1 |
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Nulla di sostanzialmente diverso si evince dalla più recente indagine effettuata per conto delle edizioni Harlequin Mondadori da Enrico Finzi(14).
Da questa indagine (senza che peraltro venga dichiarata la metodologia seguita), risulta che:
- il 53.2% degli italiani non ama o non sa leggere libri;
- per il 22% il motivo della non lettura è l'analfabetismo o il semi-analfabetismo;
- circa il 13% di non lettori dichiarano, anche con fierezza, che il non leggere costituisce una scelta. La lettura viene identificata come un'attività noiosa, ed il lettore viene identificato con un individuo “presuntuoso, anaffettivo, noioso, pieno di dubbi”. I circa 6.2 milioni di abitanti che sono ricondotti a questa tipologia sono prevalentemente maschi, residenti al Sud, nel Lazio e nel cosiddetto Nord-Est (Veneto e Friuli Venezia Giulia);
- circa il 18% del totale degli adulti vorrebbero leggere, ma non dispongono del tempo necessario.
La pratica regolare della lettura viene dunque attribuita a circa il 47% della popolazione (come si vede il dato è analogo a quello dell'indagine Istat sopra richiamata). Si tratta di persone tra i 25 ed i 54 anni, che abitano prevalentemente al Nord, in particolare in Emilia-Romagna e Lombardia, laureati o diplomati, di classe media o medio alta, che leggono anche quotidiani e periodici, vanno spesso al cinema e non guardano molto la televisione. Anche sul piano dei profili sociologici, oltre ai dati puramente quantitativi, vengono sostanzialmente confermate le impressioni e le valutazioni suscitate dall'indagine di matrice socio-psicologica sulla lettura più nota ed effettuata con le più accurate accortezze metodologiche. Mi riferisco al celebre Almeno un libro. Gli italiani che (non leggono)(15).
La sostanziale identità di indicatori quantitativi lascia pensare anche che la diffusione delle tecnologie informatiche della comunicazione non induca per ora sostanziali modifiche nel profilo complessivo degli stili di consumo culturale.
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