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Quali altre trasformazioni si possono individuare nella natura del sapere e degli ‘oggetti’ della cultura?
Il concetto che oggi pare sintetizzare al meglio i fenomeni che stanno investendo il mondo dei media è quello di convergenza al digitale(16).
L'integrazione di questi media o, più precisamente, dei diversi codici espressivi che essi utilizzano, ha dato vita al concetto di multimedialità: ma, a ben, vedere la convivenza di differenti codici in un unico oggetto non è del tutto nuova, se pensiamo ai codici miniati o ad una rivista illustrata. La novità e il valore aggiunto legati alla multimedialità, così come la si intende ora, sono da ricercare nell' interattività, e cioè nella possibilità per l'utilizzatore di un prodotto documentario di comunicare le proprie scelte. Spesso questo concetto viene collegato alla forma ipertestuale o ipermediale di un oggetto multimediale, e cioè a quell'agglomerato di testi scritti, suoni, immagini fisse ed in movimento, uniti tra loro da link predisposti dall'autore dell'ipertesto per costruire i percorsi suggeriti agli utilizzatori. Il fascino di questa forma di documenti consiste nel mettere insieme singole parti costruite in modo piuttosto tradizionale (destinate ad una fruizione sequenziale, che consente tutt'al più di fermarsi, tornare indietro e ripartire) all'interno di una struttura percorribile in modo non lineare, ma per associazioni molto simili alle associazioni di idee proprie della mente umana. Volendo definire cosa sia un ipertesto, possiamo ricorrere all'affascinante descrizione che Roland Barthes ci offre di una testualità aperta e sempre incompiuta:
In questo testo ideale, le reti sono multiple e giocano fra loro senza che nessuna possa ricoprire le altre; questo testo è una galassia di significati, non una struttura di significati; non ha inizio: è reversibile; vi si accede da più entrate di cui nessuna può essere decretata con certezza la principale; i codici che mobilita si profilano a perdita d'occhio, sono indecidibili(17).
Il sapere per definizione - ed oggi più che mai ciò vale per il sapere ipertestuale - non è 'finito' e per il sistema di vita in cui siamo calati non si può concepire di operare senza che sia chiara la visione di questo problema. Pensiamo a ciò che ha scritto un 'mostro sacro' come Ted Nelson:
Non esiste l'Ultima Parola. Non può esistere la versione finale di qualcosa, l'ultimo pensiero. C'è sempre un nuovo punto di vista, una nuova idea, una reinterpretazione. [.] I documenti vivi che scorrono liberamente attraverso la rete sono continuamente soggetti a nuovi utilizzi e all'aggancio di nuovi collegamenti, e questi nuovi collegamenti sono sempre disponibili per l'interazione(18).
Tornando ai caratteri costitutivi dei documenti ipertestuali, a pensarci bene, anche in questo caso non si tratta di una novità assoluta, perché un vocabolario, un'enciclopedia, e forse persino un giornale o una raccolta di poesie o racconti possono essere letti come un ipertesto e si offrono quindi ad una lettura sempre nuova. Del resto, anche il rapporto fra testo, illustrazioni, note a pie' di pagina ed indice analitico, comunissimo a tanti libri, si può considerare di tipo ipertestuale. La vera novità consiste nel fatto che questo genere di documenti esalta al massimo le sue potenzialità se viene 'navigato' mediante l'ausilio di un computer: si spiega così l'attenzione che il mondo editoriale sta dedicando alla produzione di "libri a testo discontinuo" (dizionari, vocabolari, enciclopedie, repertori e bibliografie, ma anche manualistica tecnica) in formato elettronico.
Riprendo ciò che sostenevo in conclusione della risposta alla domanda precedente: sono certo che queste trasformazioni condizioneranno fortemente la biblioteca per gli aspetti che riguardano le attività di studio e consultazione. Ma vedremo che esse non sono estranee neanche alle pratiche di lettura.
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