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Nella rete, allora, ognuno è autore e lettore?
In rete tutto è immediatamente condiviso, tutti lavorano sotto gli occhi di tutti, il know how circola e si distribuisce, ad ognuno capita di qualificarsi a volte come fornitore e altre volte come utilizzatore di informazioni e di documenti. In questo senso il termine "rete" indica l'insieme delle persone e degli istituti che collaborano tra di loro, i collegamenti telematici che rendono possibili tali rapporti, ma il modo stesso di lavorare. Usando un'espressione di grande effetto, Pierre Lévy ha parlato di "intelligenza collettiva", come di «un'intelligenza distribuita ovunque, continuamente valorizzata, coordinata in tempo reale, che porta a una mobilitazione effettiva delle competenze»(14).
La rete è - o, meglio, può essere - uno strumento che favorisce lo sviluppo delle capacità creative di ciascuno di noi. Si può parlare senz'altro di 'democratizzazione' della cultura, ma non bisogna ignorare le cause per cui certi effetti positivi fanno fatica a manifestarsi. La maggiore contraddizione che abbiamo di fronte può essere individuata nelle enormi difficoltà che le potenzialità connaturate alla rete incontrano per realizzarsi pienamente e a livello diffuso. Abbiamo visto come le tecnologie consentirebbero a ciascun individuo di dare il proprio apporto alle dinamiche di sviluppo del sapere, sappiamo anche che i l sapere prodotto e riconosciuto come tale è sempre più il risultato di una costruzione collettiva, ma a cui è difficile prendere parte e su cui è estremamente improbabile che questi contributi riescano effettivamente ad incidere.
In un certo senso possiamo dire che siamo all'esaltazione del concetto di 'sfera pubblica' elaborato da Habermas circa quarant'anni fa(15), il quale sostiene che a partire dal Settecento ha preso corpo un sistema di discussione (che via via si incarna nei giornali, nei caffè, nei club, nei salotti, e oggi in Internet), almeno in linea di principio aperto alla partecipazione di tutti, attraverso il quale si forma l'opinione pubblica.
Rispetto alle precedenti rivoluzioni culturali - come il Rinascimento, la rivoluzione scientifica, l'Illuminismo - che il mondo ha conosciuto e che sono in gran parte riconducibili ad alcune ristrette élites intellettuali e a quanti avevano cittadinanza nella Respublica Litteraria, le trasformazioni di cui stiamo parlando ora sono apparentemente alla portata di tutti. Ciò nondimeno, mutatis mutandis il rapporto centro/periferia, città/campagna, nord/sud, si ripropone ancora oggi in modo non molto dissimile che nel passato. Il dibattito sui rapporti tra cultura ed economia e sui condizionamenti che accompagnano quel fenomeno sociale, culturale ed economico che viene indicato comunemente con il termine di 'globalizzazione' è troppo vasto perché si possa qui minimamente accennare alle sue diverse implicazioni.
Quel complesso insieme di eventi e problemi che accompagna la mondializzazione della società contemporanea non sarebbe neppure immaginabile senza tener conto del peso che hanno acquisito le tecnologie della comunicazione, che hanno reso il nostro pianeta sempre più interdipendente e interconnesso. La disponibilità delle tecnologie e la capacità di usarle diviene l'elemento fondante dei nuovi diritti di cittadinanza nella società globale dell'informazione, e attraverso la rete passa la linea di demarcazione dello sviluppo, la cosiddetta digital divide, o frattura digitale.
Ma questi problemi riguardano essenzialmente la funzione informativa della biblioteca, intesa come servizio di accesso al sapere e come luogo di apprendimento e, almeno apparentemente, in misura minore la funzione della biblioteca intesa come luogo di promozione del piacere della lettura.
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