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Biblioteche multimediali e servizi di lettura
Pratiche di lettura in biblioteca ed accesso alle nuove forme di organizzazione della conoscenza.
18 febbraio 2004 | Giovanni Solimine
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In lettura nulla si crea e nulla si distrugge?
Da quanto detto finora si potrebbe ricavare l'idea che nella sostanza non cambi nulla di rilevante. Non è esatto, o, quanto meno, questa è un'interpretazione riduttiva dei cambiamenti in corso e dei loro effetti. Per inciso, dirò che le opinioni dei 'continuisti', i quali affermano che le trasformazioni in atto possano e debbano essere incanalate nei binari di una evoluzione non traumatica, tendono a mio avviso a minimizzare gli effetti delle tecnologie. In questo gruppo, per il prestigio di cui gode e per il vigore con cui sostiene i 'valori durevoli'(7) della biblioteca, spicca la figura di Michael Gorman.
L'evoluzione dei meccanismi di produzione, accumulazione e diffusione del sapere tocca le motivazioni, le forme organizzative, ma anche la natura stessa degli oggetti investiti da questi mutamenti e mette in gioco le posizioni che tradizionalmente erano state acquisite da parte dei diversi attori e istituti che partecipano a questi processi.
Alcune di queste novità sono state colte ed espresse con esemplare chiarezza da uno storico del libro e della lettura, Roger Chartier:
Nell'universo della comunicazione a distanza reso possibile dalla tecnologia digitale e dalla telematica, i testi non sono più prigionieri della loro materialità originaria. Separati dagli oggetti su cui siamo abituati a incontrarli, possono essere trasmessi senza che luogo di conservazione e luogo di lettura coincidano necessariamente.
[...] Non è probabilmente troppo presto per riflettere sugli effetti della mutazione così promessa e annunciata. Se infatti i testi si emancipano dalla forma che li ha trasmessi a partire dai primi secoli dell'era cristiana (cioè il codex, il libro composto di fogli piegati, da cui derivano tutti gli oggetti stampati che ci sono familiari), a risultarne modificate saranno tutte le tecnologie intellettuali, tutte le operazioni chiamate in causa nella produzione del significato. «Forms effect meanings», afferma D. F. McKenzie(8): si faccia tesoro dell'ammonimento che mette in guardia contro l'illusione di ridurre indebitamente i testi al loro contenuto semantico. Passando dal codex allo schermo, lo "stesso" testo non è più veramente lo stesso, proprio perché i nuovi dispositivi formali che lo propongono al lettore ne modificano le condizioni di ricezione e comprensione.
[...] Far coincidere, come sognavano i bibliografi del Rinascimento, l'individualità del luogo in cui si trova il lettore e l'universalità del sapere di cui egli può appropriarsi, presuppone inevitabilmente una nuova concezione del concetto di testo, disarticolata dall'immediata evidenza che per noi la identifica con una particolare forma del libro, il codex, sostituitasi diciassette o diciotto secoli or sono a un'altra forma, il volumen o libro a rotolo.
La questione sul tappeto, conclude Chartier, non è
quella, sin troppo evocata, della supposta scomparsa dello scritto, più resistente di quanto non si pensi, ma quella della possibile rivoluzione delle forme della sua circolazione e della sua appropriazione(9).
Questo mi pare che sia un tema di interesse per la biblioteca e per il modo in cui la biblioteca dovrà organizzare l'incontro fra i documenti e gli utenti.
Nell'era delle reti cambia, almeno a livello potenziale, anche il rapporto di attività/passività che il lettore ha con il testo. Cambiando la "materialità" delle opere, viene conferito «al lettore - e non più all'autore o all'editore - il dominio sulla [...] presentazione del testo che appare sullo schermo»(10):
Tale logica viene ad iscriversi in una completa riorganizzazione dell'«economia della scrittura». Assicurando una possibile simultaneità alla produzione, alla trasmissione e alla lettura di uno stesso testo, e riunendo in uno stesso individuo i compiti, finora sempre distinti, della scrittura, dell'edizione e della distribuzione, la rappresentazio ne elettronica dei testi annulla le antiche distinzioni che separavano i ruoli intellettuali e le funzioni sociali. Di colpo, essa obbliga a ride finire tutte le categorie che informavano sino ad ora le aspettative e le percezioni dei lettori. Ciò vale per i concetti giuridici che defini scono lo statuto della scrittura (copyright, proprietà letteraria, diritti d'autore...); le categorie estetiche che, a partire dal secolo XVIII, ca ratterizzano le opere (integrità, stabilità, originalità); i principi nor mativi (deposito legale, biblioteca nazionale) e biblioteconomici (catalogazione, classificazione, descrizione bibliografica), stabiliti in funzione di modalità diverse di produzione, conservazione e comuni cazione dello scritto.
Nel mondo dei testi elettronici, due costrizioni, ritenute fino ad oggi imperative, possono essere eliminate. La prima è quella che limi ta strettamente i possibili interventi del lettore nel libro. Dal XVI secolo in poi, vale a dire dall'epoca in cui il tipografo si è assunto la responsabilità dei segni, dei marchi e dei titoli che all'epoca degli incunaboli erano aggiunti manualmente sulla pagina stampata dal cor rettore o dal possessore del libro, il lettore può insinuare la propria scrittura unicamente negli spazi vergini del libro. L'oggetto stampato gli impone la sua forma, la sua struttura, i suoi spazi. Esso non pre suppone in alcun modo la partecipazione materiale, fisica, di colui che legge. Se il lettore intende, comunque, iscrivere la sua presenza nel l'oggetto, egli non può farlo altrimenti che occupando, surrettiziamen te, i luoghi del libro trascurati dalla composizione tipografica: con tropiatti della legatura, carte lasciate bianche, margini del testo...
Con il testo elettronico le cose vanno in maniera diversa. Non sol tanto il lettore può sottomettere i testi a operazioni molteplici (può indicizzarli, annotarli, copiarli, spostarli, ricomporli...), ma può, ad dirittura, divenirne coautore. La distinzione, immediatamente visi bile nel libro a stampa, fra scrittura e lettura, autore del testo e lettore del libro, scompare a favore di una diversa realtà: il lettore di fronte allo schermo diviene uno degli autori di una scrittura a più mani o, quanto meno, si trova nelle condizioni di costituire un testo nuovo a partire da frammenti liberamente ritagliati e montati. Come il pos sessore di manoscritti, che poteva riunire in una stessa raccolta, uno stesso libro-zibaldone, opere di natura assai diversa, il lettore dell'età elettronica può costruire a suo piacimento insiemi testuali originali, la cui esistenza, organizzazione e apparenza non dipendono che da lui. E, come se non bastasse, può intervenire in qualsiasi momento sui testi, modificarli, riscriverli, farli propri. In questo modo, l'intero rapporto con lo scritto si trova sovvertito.
Al tempo stesso il testo elettronico autorizza, per la prima volta, l'abolizione di un'altra costrizione. Fin dall'antichità, gli uomini dell'Occidente sono stati ossessionati dalla contraddizione fra il sogno di una biblioteca universale, che riunisse tutti i testi mai scritti, tutti i libri mai pubblicati, e la realtà, necessariamente deludente, delle bi blioteche realmente esistenti che, per quanto grandi esse fossero, non potevano fornire che un'immagine parziale, lacunosa, mutila, del sa pere universale. L'Occidente ha fornito a questa nostalgia dell'esau stività impossibile e agognata due figure esemplari e mitiche: la biblio teca d'Alessandria e quella di Babele. L'elettronica, che permette la comunicazione di testi a distanza, annulla la distinzione, fino ad oggi incancellabile, fra luogo del testo e luogo del lettore. Essa rende pen sabile, promesso, il sogno antico. Distaccato dalle sue materialità e dalle sue localizzazioni antiche, il testo nella sua rappresentazione elet tronica può teoricamente raggiungere qualsiasi luogo e qualsiasi lettore(11).
Lasciamo per il momento da parte le questioni legate all'affascinante prospettiva della biblioteca virtuale e al mito dell'accesso al sapere universale, per concentrarci ancora un po' sulle trasformazioni che investono la lettura ed il modo di usare il libro e i documenti scritti.
Possiamo dire che oggi è più che mai aperta la possibilità che accada, ma in modo nuovo e ancora più intimo, ciò che da tempo alcuni pensatori - Sartre(12) e Ricoeur(13) più di altri - hanno sostenuto a proposito dell'apporto che la lettura dà al testo scritto.
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(7) Il riferimento è al titolo originale ( Our enduring values ) del volume di Michael Gorman, I nostri valori. La biblioteconomia nel xxi secolo, Udine: Forum, 2002.
(8) Qui Chartier si riferisce a Donald F. McKenzie, Bibliography and the sociology of texts, London: The British Library, 1986, p. 4, ora disponibile anche in traduzione italiana: cfr. Bibliografia e sociologia dei testi, Milano: Edizioni Sylvestre Bonnard, 1999.
(9) Roger Chartier, L'ordine dei libri, Milano: il Saggiatore, 1994, p. 103-105.
(10) Guglielmo Cavallo - Roger Chartier, Introduzione, in Storia della lettura nel mondo occidentale, a cura di Guglielmo Cavallo e Roger Chartier, Roma-Bari: Laterza, 1995, p. xxxiv.
(11) Ivi, p. xxxiv-xxxv.
(12) Jean Paul Sartre, Che cos'è la letteratura?, Milano: il Saggiatore, 1966, p. 33-35: «L'oggetto letterario è [...] una strana trottola che esiste quando è in movimento. Per farla nascere occorre un atto concreto che si chiama lettura, e dura quanto la lettura può durare. Al di fuori di questo, rimangono solamente i segni neri sulla carta [...]. L'operazione dello scrivere implica quella di leggere come proprio correlativo dialettico, e questi due atti distinti comportano due agenti distinti. Solo lo sforzo congiunto dell'autore e del lettore farà nascere quell'oggetto concreto e immaginario che è l'opera dello spirito. [...] La lettura, quindi, sarebbe una sintesi della percezione e della creazione».
(13) Paul Ricoeur, Tempo e racconto, v. III, Il tempo raccontato, Milano: Jaca Book, 1988, p. 252: [Si potrebbe] credere che la lettura si aggiunge al testo come un complemento che può anche mancare. [...] Le nostre precedenti analisi dovrebbero bastare a dissipare questa illusione: senza lettore che lo accompagna non c'è affatto atto configurante operante nel testo, e senza lettore che se l'appropri, non c'è affatto mondo dispiegato dinanzi al testo».
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