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punto elencoCome cambia la lettura nel Web-mondo? Sta morendo? Moriranno i supporti con i quali abbiamo sempre, o quasi, identificato le pratiche di lettura?
punto elencoIn lettura nulla si crea e nulla si distrugge?
punto elencoNella rete, allora, ognuno è autore e lettore?
punto elencoQuali altre trasformazioni si possono individuare nella natura del sapere e degli 'oggetti' della cultura?
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Biblioteche multimediali e servizi di lettura
Pratiche di lettura in biblioteca ed accesso alle nuove forme di organizzazione della conoscenza.

18 febbraio 2004 | Giovanni Solimine

 

Come cambia la lettura nel Web-mondo? Sta morendo? Moriranno i supporti con i quali abbiamo sempre, o quasi, identificato le pratiche di lettura?

Se pensiamo ai media come ad un sistema formato da una varietà di strumenti e di codici di comunicazione, complementari e talvolta in competizione tra loro, che si fanno eco reciprocamente e che tutti insieme coprono un universo di produttori e fruitori di conoscenza, riusciamo ad evitare i falsi dilemmi che spesso ci vengono posti riguardo alla ineluttabile scomparsa di alcuni di essi.
La storia sociale dei media(1) ci insegna invece che le diverse forme di documenti e di codici di comunicazione si affiancano e imparano a convivere. Alcuni studiosi hanno parlato della tendenza di ciascun nuovo mezzo di comunicazione a sostituirsi ai precedenti e a creare un pericoloso regime di monopolio(2), e il pubblico stesso degli utilizzatori sembra percepire, assecondare ed enfatizzare questa tendenza, almeno nella fase che segue immediatamente la comparsa di un nuovo mezzo di comunicazione. Il più celebre riferimento letterario che documenta questo fenomeno può essere individuato probabilmente nelle parole che Victor Hugo in Notre-Dame de Paris mette in bocca all’arcidiacono Frollo, al quale fa esprimere il timore che il libro ucciderà le cattedrali(3). La storia ci insegna, invece, che

con l’introduzione di nuovi media i vecchi non sono stati abbandonati, ma sono coesistiti e hanno interagito con i nuovi arrivati. I manoscritti sono rimasti importanti nell’età della stampa, come i libri e la radio nell’età della televisione. I media vanno visti come un sistema, un sistema in perenne mutamento, nel quale i diversi elementi giocano un ruolo maggiore o minore(4).

Interessante anche una considerazione che a questo proposito può essere fatta a proposito dell’e-book e alla alterne vicende che ne stanno caratterizzando la ancora giovane esistenza: non è forse un caso se il libro elettronico, una tecnologia che sembrava destinata a un rapido successo e che invece rischia l’aborto o la mortalità infantile, sta cercando di incontrare il consenso del pubblico mimetizzandosi e somigliando il più possibile al libro cartaceo, come avvenne per gli incunaboli rispetto ai manoscritti:

L’idea di un computer che abbia le dimensioni, il peso, la potabilità di un libro a stampa, che non richieda fili elettrici o lo studio di complicati manuali, che non si rompa per piccoli urti o cadute, che si apra come un libro a stampa, ma che abbia al posto delle pagine due sottili schermi paper white sui quali leggere, proprio come faremmo sulle due pagine affiancate di un libro aperto, il testo dei nostri Promessi sposi (o di Dante, o di Montale), è probabilmente molto lontana dall’immagine un po’ terroristica che del computer hanno i difensori più ortodossi delle forme tradizionali della cultura del libro, ma è ben presente agli ingegneri informatici e agli esperti di design industriale delle multinazionali di elettronica.
‘Libri elettronici’ dì questo tipo […] saranno in grado di offrire, come ‘bonus’ aggiuntivo, la possibilità di utilizzare a piacere una e entrambe le ‘facciate’ come blocco di appunti o come strumento di schedatura, di effettuare ricerche veloci sul testo, di permettere il confronto a pagine affiancate di testi diversi, di includere immagini, suoni, filmati, insomma di sfruttare al meglio caratteristiche e potenzialità dell’ambiente elettronico. Permetteranno al nostro ipotetico studente di leggere Manzoni sdraiato sul letto o nella vasca da bagno, e conquisteranno probabilmente senza troppe difficoltà le simpatie dell’umanista più incallito(5).

Probabilmente il libro cambierà aspetto – e neppure tanto, come abbiamo visto – ma continuerà a vivere. Nella prospettiva di quello che è l’obiettivo principale di questo scritto, che ha come quadro di riferimento l’avvenire della biblioteca e non l’avvenire del libro, mi sento di condividere le parole di Alfredo Serrai:

Il futuro della biblioteca, a differenza di quanto si creda, non è legato al futuro del libro – il quale comunque avrà lunga vita – ma all’adempimento dei tre obiettivi fondamentali che competono alla biblioteca e che ad essa continueranno a competere fino a quando ci saranno conoscenze e messaggi registrati sotto qualunque forma, si chiamino libri, documenti, monumenti grafici, o altro:

  1. selezionare, raccogliere e conservare i documenti;
  2. realizzare l’accesso ai documenti e al loro contenuto per mezzo delle tecniche di catalogazione;
  3. stimolare e facilitare l’utilizzazione dei documenti(6).

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(1) Mi sembra d'obbligo il riferimento a Peter Burke, Storia sociale della conoscenza. Da Gutenberg a Diderot, Bologna: il Mulino, 2000 e ad Asa Briggs - Peter Burke, Storia sociale dei media. Da Gutenberg a Internet, Bologna: il Mulino, 2002.

(2) Per una formulazione di questa ipotesi, anche con riferimento al mondo antico, si legga Harold A. Innis, Impero e comunicazioni, a cura di Andrea Miconi, Roma: Meltemi, 2001 (si tratta, in effetti della traduzione di un'antica opera, apparsa per la prima volta nel 1950 e poi nel 1972 con una prefazione di Marshall McLuhan).

(3) Nel momento in cui si svolge la scena, la stampa era stata inventata da poco più di vent'anni e la parola scritta sembrava volesse soppiantare il libro di pietra e cambiare il modo di esprimersi dell'umanità: nel libro quinto, dopo aver guardato un incunabolo e poi la sagoma della cattedrale, Frollo dice: « Ceci tuera cela». Cfr. Victor Hugo, Notre-Dame de Paris, Torino: Einaudi, 1972.

(4) Asa Briggs - Peter Burke, Storia sociale dei media cit., p. 12. Il corsivo è nostro.

(5) Fabio Ciotti - Gino Roncaglia, Il mondo digitale: introduzione ai nuovi media, Roma-Bari: Laterza, 2000, p. 338-339.

(6) Alfredo Serrai, Guida alla Biblioteconomia, edizione aggiornata a cura di Maria Cochetti, Firenze: Sansoni, 1995, p. 33.

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