Logo Lettura Web Uno spazio web dedicato alla lettura
Registrati adesso. Accesso utenti registrati
Logo Lettura Web
Home Raccolte Partecipa Approfondimenti
Logo Lettura Web
 
Indice
punto elencoIn nome della libertà
punto elencoUna vecchia storia
Spaziatore

Dimmi come leggi, e ti dirò chi sei
Strategie e tecniche di promozione nella letteratura giovanile.

18 febbraio 2004 | Orsetta Innocenti

 

Una vecchia storia

Arrivati a questo punto, nasce allora spontanea una domanda. La progressiva trasformazione dei giovani lettori (anche) in piccoli consumatori, e, dunque, in potenziali non lettori, è indice di un mutamento (evidentemente negativo) legato in maniera indissolubile alla nuova logica tardocapitalista dei nostri tempi postmoderni(33)? In parte, certamente sì. L'era di internet ha portato a compimento un processo già di fatto innescato almeno una ventina di anni fa, in nome del quale è assai più facile ridurre anche la letteratura per ragazzi a tassello (la cui importanza non è sempre primaria) dell'universo più sfaccettato e poliedrico costituito dalla cultura giovanile nel suo insieme. L'uscita di un libro molto atteso diventa allora l'«evento» da ‘organizzare' e disporre in un sistema complesso, che spazia dalle anteprime su siti internet e riviste specializzate, fino all'eventuale film o presentazioni nelle varie librerie. A volte, ma non sempre (e come detto più spesso grazie alla mediazione delle stesse librerie specializzate), nel circuito riescono a inserirsi anche scuole (soprattutto fino alla secondaria inferiore) e biblioteche. Di solito, la parabola si chiude con gli inevitabili rapporti sulla «rotta dei giovani lettori», attraverso i quali i diversi «operatori culturali», a scadenza regolare, tornano a interrogarsi (spesso in maniera anche assai innovativa originale, ma non per questo meno soggetta alla dura legge del mercato) su quegli stessi «fenomeni» che hanno contribuito a produrre(34).

Ma un'analisi che si ferma qui è riduttiva. Perché una riflessione dal punto di vista storico mette in luce alcuni tratti già tipici del genere (e in particolare la sua ambiguità di oggetto misterioso) fin dalle sue radici ottocentesche, e ci consente, alla fin fine, di rettificare almeno un po' la prospettiva.

Innanzi tutto – lo abbiamo visto – la dialettica imposizione/elezione, al centro di tanti dibattiti odierni, è presente dal principio ed è anzi connaturata allo statuto stesso della letteratura giovanile. Da sempre i ragazzi hanno cercato di impossessarsi di libri destinati ai ‘grandi' e si sono dedicati con vera avidità alla lettura del Robinson di Defoe, dei romanzi di Scott o del Gulliver di Swift; da questo punto di vista, gli adulti si sono limitati a chinare il capo di fronte a scelte compiute al di là dei loro suggerimenti di lettura, e a inserire i libri nel canone della letteratura giovanile (con un atteggiamento di fatto non molto diverso da quello che ha determinato, ai giorni nostri, l'accettazione di Stephen King). L'ammissione nello scaffale delle letture ortodosse dei libri voluti dai ragazzi è stata spesso accompagnata da una serie di accorgimenti editoriali, volti a ‘limitare' i possibili danni impliciti in un eccesso di romance. Ecco allora la pratica delle purghe linguistiche, o delle riduzioni, la cui nascita è di fatto contemporanea a quella dell'idea stessa di letteratura giovanile. Così, già prima della fine del XVIII secolo, in Inghilterra la diffusione di Robinson Crusoe si accompagna a quella delle sue diverse riduzioni e riscritture (le cosiddette Robinsonaden ), alcune anche ad alto livello (è il caso, per esempio, del cosiddetto Robinson svizzero di Wyss)(35). Ed è ciò che fanno anche – lo si è visto – all'inizio del XIX secolo i Racconti da Shakespeare di Charles e Mary Lamb.

Le riduzioni iniziano ben presto a far parte delle strategie di vendita anche delle case editrici italiane per dare origine, talvolta, a opere molto notevoli come Le storie della storia del mondo («in cui una mamma racconta ai suoi due bambini Lia e Leo i miti greci che fanno da contorno alla guerra di Troia»(36)) pubblicate nel 1911 da Laura Orvieto, nelle quali l'atto stesso del semplificare e del ridurre viene esibito e messo in scena come cornice del racconto. Sempre per limitarsi al caso italiano, è necessario poi ricordare almeno la collana «Scala d'oro», fondata negli anni Trenta dalla casa editrice Utet, e che pubblica grandi capolavori della tradizione europea in riduzioni d'autore, già organizzati e divisi in serie e fasce di età(37). Sono anche questi tutti segni – più o meno espliciti, più o meno bene organizzati – del desiderio adulto di incanalare le scelte dei giovani in un meccanismo più ampio: l'apparente libertà può diventare (e fin dalle origini) lo strumento per un sistema più sottilmente coercitivo.

Allo stesso modo, è possibile ripercorrere la storia dei grandi ‘casi' della letteratura giovanile che anticipano l'ultimo travolgente di Harry Potter. Dal più ovvio fenomeno di Pinocchio (ancora oggi il classico per ragazzi più tradotto nel mondo) – non a caso citato anche da Zipes(38) – o di Piccole donne, fino alla diffusione davvero globale del mito del Piccolo principe, la storia della letteratura per ragazzi è anche la storia di una serie di grandi successi di libri e personaggi che vanno al di là di una semplice passione letteraria. Un successo che passa attraverso varie forme di notorietà diffusa, che vanno ovviamente messe in rapporto al periodo storico in cui i diversi libri sono pubblicati, ma che tuttavia condividono tutte una comune nozione allargata del sistema culturale in cui si inserisce la scrittura per ragazzi. Per esempio, vengono ideati e si diffondono quasi subito (in Inghilterra sul finire del XVIII secolo, in Italia qualche anno dopo la nascita dello Stato nazionale(39)) i cosiddetti Giornali per l'infanzia che, di nuovo, si rivolgono a una tipologia non tradizionale di lettore/consumatore (per tacere del destinatario adulto, comunque sempre da tener presente). D'altra parte, è proprio sul «Giornale per i bambini» che verranno per la prima volta pubblicate le puntate di Pinocchio, mentre – molti anni dopo – i due episodi di un piccolo capolavoro come La famosa invasione degli orsi in Sicilia di Buzzati (a sua volta modello di contaminazione tra libro e una sorta di fumetto) vedono la luce, nel 1942, dalle pagine dell'indimenticabile «Corriere dei piccoli»(40).

Ma l'elenco si allunga, a comprendere ancora altre possibili forme di interscambi di genere letterari e codici culturali e comunicativi diversi. Dai film di Walt Disney tratti da grandi classici come Alice, alle serie TV a cartoni animati – che hanno recuperato buona parte dei romanzi di formazione in miniatura per giovani tra Otto e Novecento (da Heidi, ai romanzi di Malot, da Pollyanna o Papà Gambalunga al Robinson svizzero ) – il sistema della letteratura giovanile continua a rivolgersi, in maniera più o meno esplicita, a un pubblico di piccoli ‘fruitori' più che di semplici lettori; in questo senso, il caso del Piccolo principe, amato prima come classico di lettura e poi pian piano trasformato in fenomeno di massa, abilmente sfruttato e commercializzato (ed ecco l'ormai consueto sito ufficiale, www.lepetitprince.com), è oltremodo significativo. Arriviamo così di nuovo ai nostri giorni, con il lancio di nuove collane che si collocano esplicitamente tra l'editoria e il gioco: è il caso dei «Librigame» (introdotti in Italia nel 1987) o dell'avvento, nel 1975, del gioco di ruolo Dungeon & Dragons, «esperienza che racchiude il doppio elemento di simulazione e narrazione»(41). Visto da questa prospettiva, insomma, anche il fenomeno Harry Potter, pur nel suo indiscutibile estremismo postmoderno, esce lievemente ridimensionato.

In fondo, anche l'ultimo tratto distintivo dei romanzi dedicati all'infallibile maghetto inglese, vale a dire la loro esplicita organizzazione in una lunga serie, che sembra quasi imprigionare l'autore in un legame inestricabile con il suo personaggio, ritorna come uno dei cliché più diffusi (e originari). Come non ricordare il caso di Mary Poppins. Dopo aver pubblicato, nel 1944, quello che lei stessa considerava l'ultimo dei tre volumi della serie ( Mary Poppins apre la porta ), Pamela Travers fu costretta – a causa dell'insistenza dei lettori (oggi giorno diremmo del suo ‘ fandom ') a dare alle stampe (nel 1952) una nuova raccolta di avventure ( Mary Poppins nel parco ), preceduto da un'avvertenza nella quale si tenta di giustificare l'infrazione del patto magico e delle regole del make believe, che non prevedevano (né permettevano), una volta aperta l'altra porta, un ulteriore ritorno della più famosa governante nella storia della letteratura giovanile:

Si deve ritenere che le avventure narrate in questo libro abbiano avuto luogo durante una qualsiasi delle tre visite di Mary Poppins alla famiglia Banks. Ciò va detto nel caso che qualcuno fosse indotto a credere in una quarta visita. Ma l'ipotesi è assurda. Non è concepibile che chiunque abbia varcato la soglia dell'altra porta possa tornare indietro.(42)

Sempre nella stessa Nota troviamo, tra l'altro, l'espressione di una lucida consapevolezza commerciale, che traspare tra le righe dell'invito fatto a eventuali nuovi lettori ad andare a leggere i volumi precedenti.

Anche Pinocchio, che Collodi lascia impietosamente impiccato a un albero al termine dell'attuale capitolo XV (questa doveva essere la fine immaginata dall'autore per le avventure del burattino), viene risuscitato grazie alle insistenze dei lettori. Del resto, Louisa May Alcott, Lucy Maud Montgomery (per Anne e Emily) o le italiane Giana Anguissola (Giulietta, Priscilla, Violetta) e Wanda Bontà (Signorinette) – per non parlare di Emilio Salgari, con il suo Sandokan e i suoi diversi Corsari – non sono da meno, e si trovano facilmente imprigionati nel mondo cartaceo che hanno costruito per i loro personaggi. Una situazione dipinta con acuta ironia dalla stessa Alcott nei Ragazzi di Jo, quando descrive i comici (ma invasivi) assalti di ammiratori alla privacy di Jo, che ha raggiunto un'insperata fama letteraria, e con essa tutti i suoi fastidiosi oneri nei confronti dei lettori. Sul complesso rapporto con il pubblico è eloquente anche una pagina del diario, poco dopo il successo di Piccole donne, mentre l'editore cercava di convincere la Alcott a scrivere e consegnare quanto prima il secondo volume della serie(43). Come dire, ancora una volta, niente (o non molto) di nuovo sotto il sole(44).

Alla fin fine, dunque, la nostra era elettronica e globalizzata non fa che portare all'estremo una serie di elementi già presenti (più o meno in potenza) nella letteratura giovanile fin dalle sue origini. D'altra parte – lo si è ripetuto più volte – il mondo dei libri per ragazzi nasce come oggetto misterioso e ambiguo, destinato, forse, a rimanere tale. Il miglior modo per studiarla è allora quello di farla uscire dal «Kindergarten»(45), per renderla un oggetto di studio parallelo a ogni altra forma letteraria, sfumando divisioni e confini, così come destinazioni di collane. È questo il modo per superare il pericolo di una specificità di studi a volte un po' sterile, che si avvale di contributi buoni, ma che non sempre riescono a salvarsi del tutto dal sospetto di una certa autoreferenzialità. Come ricorda Francesca Lazzarato, insomma, «se è più che mai necessario uscire dal giardino segreto e demolire il recinto che contiene e trattiene quanti vi lavorano, diventa addirittura indispensabile indurre i non-specialisti a entrare nel territorio ambiguo, indefinito, composito dei libri per l'infanzia, perché solo una frequentazione consapevole da parte di ‘viaggiatori' di diversa provenienza, ugualmente motivati e intenzionati a un utile scambio di conoscenze, sapere e punti di vista, può illuminare a dovere il profondo cambiamento che ha investito l'editoria specializzata e le tante e diverse scritture oggi rivolte ai giovanissimi»(46). È questo il principale (forse unico?) modo per tornare a sottolineare, sperimentalmente, nei fatti, assai più che nell'ideologia di marketing, il valore individuale di una scelta di lettura, così come della scrittura per ragazzi.

indietroPrecedente

Ricerche
Testo libero

Autore

Titolo

Descrittore


cerca in



punto elencoRicerca avanzata
Chiusura del box ricerca

(33) Cfr. F. Jameson, Postmodernism, or The Cultural Logic of Late Capitalism, London-NewYork, Verso, 1991.

(34) Ogni anno, il secondo numero di «Liber» viene dedicato alla «conoscenza dell'editoria giovanile», in concomitanza con la Fiera Internazionale di Bologna. Dal 2001 la stessa Biblioteca “Gianni Rodari” di Campi Bisenzio (di cui «Liber» è appunto la rivista ufficiale) organizza il convegno «Segnali di Lettura», dedicato specificamente alla «esperienze di promozione della lettura per bambini e ragazzi in biblioteca». Si tratta in entrambi i casi di iniziative belle e necessarie, che confermano però senza ombra di dubbio l'esistenza di un sistema compatto e spesso di difficile accesso per gli estranei.

(35) Sui romanzi di avventura per ragazzi all'inizio del XIX secolo, e in particolare sulle riscritture di Robinson Crusoe, cfr. J. R. Townsend, Written for Children. An Outline of English-language Children's Literature, London, The Bodley Head, 1990, pp. 39-53 e P. Zanotti, Il giardino segreto e l'isola misteriosa, cit., p. 10 e pp. 105-116.

(36) P. Boero-C. De Luca, La letteratura per l'infanzia, cit., pp. 152-155.

(37) Cfr. ibidem, pp. 204-207.

(38) Cfr. il capitolo Pinocchio, il bambino civilizzato in J. Zipes, Oltre il giardino. L'inquietante successo della letteratura per l'infanzia da Pinocchio a Harry Potter, cit., pp. 107-118.

(39) D'altra parte, non bisogna dimenticare che «per una coincidenza che ha ragioni sociali e culturali precise, la produzione di libri e periodici per l'infanzia - una produzione consapevole dei propri scopi, degli spazi culturali da occupare, dei compiti da assolvere – prende corpo in Italia negli stessi anni in cui nasce lo Stato nazionale», P. Boero-C. De Luca, La letteratura per l'infanzia, cit., p. VII.

(40) Sulle riviste per ragazzi soprattutto del mondo anglosassone, un buon repertorio di consultazione è la voce “Magazines” di H. Carpenter-M. Prichard, The Oxford Companion to Children's Literature, Oxford, Oxford University Press, 1991. Per quanto riguarda il panorama italiano, cfr. P. Boero-C. De Luca, La letteratura per l'infanzia, cit.

(41) E. Aarseth, Il romanzo nell'universo di Turing, in Il romanzo. Storia e geografia, a c. di F. Moretti, vol. III, Torino, Einaudi, 2002, p. 688.

(42) P. L. Travers, Mary Poppins nel parco, tr. it. di B. Oddera, Milano, Bompiani, 2000.

(43) Cfr. la voce « Little Women » in H. Carpenter-M. Prichard, The Oxford Companion to Children's Literature, cit.

(44) Sulle «storie ‘a puntate'», cfr. C. Poesio, Avventure senza fine, in «Liber», aprile-giugno 2003, pp. 51-56.

(45) F. Moretti, Segni e stili del moderno, Torino, Einaudi, 1987, pp. 164-194.

(46) F. Lazzarato, Nota all'edizione italiana, cit., p. 8.

Logo Lettura Web Novità   Eventi   Contatti   Crediti   Mappa del sito   Copyright e privacy   Icona inizio pagina Inizio pagina Powered by Lidix Informatica