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Dimmi come leggi, e ti dirò chi sei
Strategie e tecniche di promozione nella letteratura giovanile.

18 febbraio 2004 | Orsetta Innocenti

 
A ogni lettura presiede, per quanto inibito, il piacere di leggere; e per la sua stessa natura – questa gioia da alchimista – il piacere di leggere non ha nulla da temere dall’immagine, anche televisiva, e anche sotto forma di massicce dosi quotidiane. (D. Pennac, Come un romanzo)

In nome della libertà

Scena: “Libreria dei ragazzi”, Pisa. Uno studente sui sedici anni entra a ritirare un ordine di libri («Tanto poi per pagare passa la mamma»), ed esce con un sacchetto contenente un insieme eterogeneo: quella terra di nessuno che sono, all'interno del sistema-scuola, i famigerati “libri delle vacanze”. Proviamo a curiosare tra i titoli; troviamo, tra gli altri, Italia SPA di Salvatore Settis (riferimento locale, ‘omaggio' all'attuale direttore della Scuola Normale Superiore), e poi, alcuni classici da lettura estiva: Pirandello con I quaderni di Serafino Gubbio (tanto per uscire dalla banalità del Mattia Pascal ), Conrad e Cuore di tenebra e Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde. L'aneddoto si conclude a due metri dal negozio, con il giovane studente intento a mostrare il bottino alla fidanzata che lo aspetta vicino al motorino: tutti i libri finiscono rapidamente sotto la sella, per essere dimenticati (e rimossi); tranne uno, salvato dall'oblio grazie alle parole della ragazza: «No, questo tienilo, questo è bello per davvero !» (si tratta, è ovvio, del Ritratto di Dorian Gray ).

Il quadro appena descritto (assolutamente fedele) può aiutarci a entrare subito in argomento, perché illustra in maniera immediata ed efficace alcuni dei caratteri topici legati alla promozione alla lettura all'interno dell'universo ambiguo e cangiante della letteratura giovanile contemporanea. Perché, in quello che è stato definito il recinto di una letteratura sostanzialmente «senza tempo»(1) convivono, come abbiamo visto, due spinte opposte e complementari, che trovano nei diversi atteggiamenti verso le scelte di lettura le ragioni di due diverse possibili definizioni. A una «letteratura di educazione», quel corpus di testi, cioè, accuratamente scelti e selezionati nel tempo dagli adulti per il loro valore formativo, si contrappone una «letteratura di elezione», i libri scelti direttamente dai giovani, e che vanno a formare un loro personalissimo – e autonomo – repertorio di letture(2).

Da sempre la letteratura giovanile convive con questo duplice carattere, una doppia definizione che diventa anche un filtro importante per analizzare le contemporanee tendenze e strategie di produzione (e vendita), che si trasformano spesso in forme più o meno sottili di ‘invito alla lettura'. Elemento di spicco in tutte le multiformi strategie di promozione resta infatti la volontà di creare una sorta di mitologia della lettura indipendente, che predica la necessità di lasciare spazio al «piacere di leggere», alla «lettura sensuale» o «ormonale»(3), intesa come strumento necessario per una (corretta e insieme libera) educazione alla lettura. È un fenomeno che tende a crescere, ovviamente, soprattutto nel secondo dopoguerra, e che vede pian piano un intero sistema culturale (scuole, biblioteche, e, soprattutto, il mondo dell'editoria) sostituirsi alla famiglia tradizionale nel tentativo di analizzare, comprendere, classificare (e quindi incanalare) le scelte dei più giovani. Molti scrittori, teorici, operatori – in una parola ‘esperti' – della letteratura giovanile tendono allora a esaltare le potenzialità liberatorie di una lettura autonoma, e a recitare la parte degli adulti condiscendenti e comprensivi, che si dicono ben contenti delle scelte apparentemente eversive dei giovani lettori.

Sull'esigenza che bambini e ragazzi si appassionino alla lettura siamo tutti d'accordo. Diversa, invece, è la valutazione dei mezzi per raggiungere tale scopo. Per il fine che qui ci proponiamo, io credo che l'elemento essenziale sia costituito dalla libertà di lettura, il quale implica: la massima disponibilità di libri, senza che i giudizi degli adulti possano rappresentare un limite; un'assoluta autonomia nella scelta(4).

Comincia così un bel volume di Roberto Denti (direttore della “Libreria dei ragazzi” di Milano), che offre una serie di riflessioni dettagliate sulla questione della lettura giovanile, soffermandosi soprattutto sulla necessità di rispettare i gusti e le tendenze individuali dei bambini. In Italia il libro di Denti si inserisce in un dibattito abbastanza acceso sulle giuste condizioni di lettura che, anticipato dalle intelligenti e pionieristiche considerazioni di Gianni Rodari, prende corpo in maniera significativa sul finire degli anni Ottanta (in concomitanza, cioè, con l'avvio di nuove collane e strategie editoriali – dai «Librigame», ai «Piccoli Brividi», al successo di Dahl e Stephen King(5) – che segnano l'inizio di una nuova felice stagione per la letteratura giovanile) e che, con alcuni scarti e aggiustamenti di prospettiva, continua sostanzialmente fino ai giorni nostri. All'interno di questo filone, possiamo ricordare per esempio i ripetuti interventi di Antonio Faeti, il libro di Ermanno Detti, e i numerosi articoli pubblicati sull'argomento o i periodici rapporti sui giovani lettori (sempre più o meno collegati ai grandi avvenimenti del mondo editoriale, come la Fiera Internazionale del libro per ragazzi di Bologna) dalla rivista «Liber», così come, recentemente, la Storia delle mie storie di Bianca Pitzorno(6). Comune a tutti è la diffusa consapevolezza che «è proprio sulla base del godimento, del richiamo ormonale, che va combattuta la battaglia in favore della lettura»(7), in nome di una più o meno esplicita dicotomia tra scelta (dei giovani) e costrizione (da parte degli adulti).

Ma le cose stanno davvero così? In realtà, se andiamo a guardare un po' più a fondo, vedremo come anche questo grande e rinnovato invito alla libera lettura sia già tutto all'interno di una potente macchina editoriale che ne governa l'andamento, tanto da trasformarsi nella creazione di un nuovo, paradossale, sistema di «letteratura di educazione». Per rendersene conto, è sufficiente del resto continuare a sfogliare quegli stessi libri, o gettare un'occhiata approfondita all'organizzazione dei cataloghi. Perché gli appelli a «insegnanti, genitori, educatori» per una conversione alla «reale possibilità di una lettura emotiva e perciò incontrollata e incontrollabile» o contro le «proverbiali schedine di lettura» che «hanno ripulito di ogni libido testuale»(8) le pagine dei classici più amati finiscono inevitabilmente per riproporre nuove forme – alternative, ma stringenti – di classificazioni, prefazioni, segnalazioni, che diventano veri e propri sostituti delle tanto odiate (e giustamente bandite) schede di lettura. Ecco allora che nel 1999 escono contemporaneamente in libreria sia Lasciamoli leggere di Denti, sia – in collaborazione anche con Bianca Pitzorno e Donatella Ziliotto – 100 libri, prontuario e consigli di lettura «per navigare nel mare della letteratura per ragazzi»(9), mentre lo stesso Lasciamoli leggere contiene una parte amichevolmente prescrittiva di libri ‘buoni' e ‘cattivi'(10). Insomma, come ci ricordano anche Piccinini e Varrà – difensori della «lettura ormonale» nell'articolo su «Liber» – l'editoria contemporanea «ha saputo cogliere con acutezza la geografia emotiva dei potenziali lettori e l'ha soddisfatta con i codici cifrati dell'horror e con l'esplicitezza delle attuali problematiche adolescenziali»(11), o, in altre parole – secondo l'intelligente analisi (acutamente polemica) di Francesca Lazzarato – «il meccanismo di incanto/disincanto/reincanto (suscitare il desiderio, soddisfarlo frettolosamente, innescare sulla saturazione desideri in apparenza nuovi e in realtà sostanzialmente identici) sul quale si basa l'iperconsumo funziona a pieno regime, quasi a confermare quanto Marshall McLuhan scriveva nel 1951: “Il processo attraverso cui, nel campo dell'abbigliamento, la moda produce uniformità mentre prevede di venire incontro alla passione del pubblico per la diversità e il cambiamento è ugualmente vero nell'industria del libro”»(12).

Si tratta del resto di un fenomeno globale, che scavalca i confini dell'Italia, tanto che Jack Zipes ha potuto parlare, in un libro recente, dell'«inquietante successo della letteratura per l'infanzia da Pinocchio a Harry Potter »(13). Nel volume – così come anche in un articolo su «Liber» – Zipes afferma giustamente la necessità di considerare la letteratura per l'infanzia per la sua «natura di istituzione letteraria»(14), tanto che «è oggi impossibile discutere di letteratura per l'infanzia senza situarla nel contesto complessivo dell'industria culturale rivolta ai ragazzi, che presenta loro un assortimento di prodotti legati a un libro, a una storia, a una poesia che abbiano letto»(15). È questa stessa dimensione che rende difficile stabilire un approccio critico per così dire standard nei confronti di un oggetto di studio cangiante e multiforme, dai contorni comunque sfuggenti. Sempre di più, invece, quando vengono chiamati in causa gusti individuali e preferenze di lettura, il rapporto adulti-ragazzi – ‘grandi'-‘piccoli' – sembra oscillare tra i due poli ugualmente problematici della costrizione ottusa e un po' forzata o della rivendicazione (velleitaria) di una fittizia libertà di scelta. A essere penalizzata è la possibilità stessa di un'interpretazione diversa e più normale, secondo la quale «gli adulti avrebbero il dovere di conoscere da vicino, valutare, scegliere e proporre senza prevaricazioni, da lettore a lettore»(16). Questo sfasatura tende a sua volta a creare rapporti di lettura sbagliati e distorti, perché «il rapporto che si crea non è più tra giovane lettore e testo, ma tra giovane consumatore e una miriade di prodotti associati al testo che sarà spinto a comprare»(17), e il cerchio si chiude.

Arriviamo così al paradosso secondo cui proprio quel «giardino incantato» che più di ogni altro è stato oggetto di ansiosi controlli e timori di un'eccessiva libertà diventa «sempre più legat o alle esigenze di poche potenti corporations che condizionano tutte le istituzioni politiche ed educative del nord America e della Gran Bretagna, se non del mondo intero»(18). E sicuramente anche della stessa Italia, dove appunto il boom anni Ottanta della letteratura giovanile ha portato alla creazione di un numero sempre maggiore di case editrici, collane, sottocollane di letteratura per ragazzi, ripartite in maniera spesso maniacale per genere, età, eventuali preferenze di lettori. In questo modo, sia per i ragazzi, sia per gli adulti (che dovrebbero/vorrebbero/potrebbero guidarli) diventa spesso difficile orientarsi in un oceano in cui rischiano di perdersi belle sperimentazioni (purtroppo esaurite troppo presto) come la Emme Edizioni di Rosellina Archinto e il «Martin Pescatore» di Vallecchi o ormai acquisite certezze come la «Corticelli» della Mursia (una bella collana di classici in edizione integrale troppo spesso sottovalutata dalla critica(19)), «Gl'istrici» della Salani (per citare solo alcuni nomi di un elenco che ne comprende moltissime, come la «Einaudi ragazzi», la E.Elle o i recentissimi «Delfini Bompiani»)(20). Ancora una volta, insomma, le esigenze di un mercato per certi versi impazzito, «che ha finito per autoprocurarsi un principio di soffocamento»(21), spiegano il ricorso a strategie di promozione che passano assai più da librerie e punti vendita che da circuiti culturali più tradizionali come la biblioteca (che, anzi – con alcune straordinarie eccezioni e iniziative(22) – tende ad appaltare l'organizzazione del suo settore giovanile alle librerie specializzate)(23).

Del resto, il carattere ‘interdisciplinare' della letteratura giovanile, che vive comunque anche della mescolanza di codici diversi e svariate forme di espressione (dal libro, al fumetto, al videogioco, al film…(24), così come alla rielaborazione nelle diverse esperienze di teatro-scuola dei classici più amati) contribuisce a creare il fenomeno, da analizzare – oltre che con gli strumenti critici del letterato – anche con i ferri del mestiere della sociologia della letteratura. Famoso – e studiatissimo – è stato ‘l'effetto fantasy ' generato dal Signore degli Anelli, che ha dato vita, oltre che a una profonda e diffusissima tradizione di (video)giochi di ruolo (come il più famoso Dungeons & Dragons ) e opere fantasy che al suo modello si ispirano, anche a un oggetto sociologico curioso come il cosiddetto Fandom ( Fan's Kindom ), vale a dire, cioè, l'insieme degli appassionati «tolkieniani», che si riconoscono in una serie di riviste, siti internet, rituali e attività varie tutte legate al mondo creato dal loro autore preferito(25). E sicuramente l'era di internet ha contribuito non poco a consolidare i caratteri di questi lettori/consumatori, che riempiono le chat room e le liste di discussione delle loro opinioni, amplificate ulteriormente dopo l'avvento del film (diviso nelle tre parti corrispondenti a tre libri che compongono il romanzo) di Peter Jackson.

Esemplare – per molti versi non dissimile – è l'attuale caso Harry Potter. Anche la serie di libri (cinque, finora, su un totale promesso di sette) ideata dalla Rowling presenta tutti i caratteri del fenomeno mediatico (e infatti Il fenomeno Harry Potter: ovvero, perché se ne parla tanto? è anche il titolo dell'ultimo capitolo del libro di Zipes, dedicato interamente alle «storie del bizzarro maghetto»(26)). Perché, al successo più immediatamente letterario dei diversi volumi di avventure del mago ragazzino, si è affiancata fin da subito una popolarità più vasta, che coinvolge, a vari livelli, diversi settori più o meno connessi con il sistema culturale della letteratura giovanile. Dai due film (girati peraltro a Oxford, non lontano da quello stesso Merton College legato per tutti gli adepti del suo fandom alla memoria di Tolkien), alla costruzione del sito ufficiale del fenomeno (www.harrypotter.com), fino all'ideazione di un'accurata rete di merchandasing, che va dalle magliette, quaderni, libri e accessori per incantesimi fino alla creazione e messa in vendita delle famigerate caramelle “Tutti i gusti più uno”. Quanto basta, insomma, per condividere le opinioni di Zipes, secondo cui «non si legge un libro di Harry Potter per apprendere qualcosa di sé o sul mondo, bensì per dire “l'ho letto e ne faccio parte anch'io”», per il desiderio, cioè «di entrare a far parte del sistema simbolico delle merci che conferisce status al bambino o alla bambina»(27).

Ma, e il libro vero e proprio? Se da una parte è impossibile non condividere almeno parzialmente alcune perplessità dei (pochi) detrattori (tra i quali figura ovviamente lo stesso Zipes) – i romanzi riscrivono in chiave magica e postmoderna «una delle sette trame base»(28) delle tradizionali storie, più o meno addomesticate, della letteratura giovanile (e in particolare si rivelano figli di tutta la grande tradizione della letteratura di scuole e di collegio, da Kipling a Erich Kästner(29)) – dall'altra però la Rowling (soprattutto nei primi due volumi) riesce a destreggiarsi abilmente tra tradizione e innovazione, dimostrando un ottimo senso dell'intreccio, condito, a tratti, con giuste dosi di umorismo e suspence. È lecito chiedersi allora fino a che punto la passione incondizionata che Harry Potter riesce a suscitare (tanto che il quinto volume – Harry Potter and the Order of the Phoenix – è in vetta alle classifiche di vendita in Italia senza essere ancora stato tradotto) sia il frutto di abili strategie pubblicitarie o il giusto riconoscimento al talento di scrittrice della Rowling. La risposta, probabilmente, non sta né nelle radicali accuse (un po' provocatorie) di Zipes («libri […] stereotipati e sessisti»), né nell'incondizionato plauso tributato a Harry dal ‘ fandom '. Se può essere vero, insomma, che «i principali acquirenti di Harry Potter sono stati ovviamente gli adulti»(30), non bisogna sottovalutare il fatto che il libro sembrerebbe in grado anche autonomamente di scatenare la ben nota dinamica del make believe (alla quale non può non contribuire – come del resto è accaduto nel passato, con altre forme, meno mediatiche, ma ugualmente spurie, di intersezioni di generi e contaminazioni culturali(31) – anche il contorno svariato di ‘accessori' che dal libro derivano). Insomma, «Se Harry Potter non fosse piaciuto» – ricorda giustamente Roberto Denti – «non ci sarebbe stata nessuna carica pubblicitaria sufficiente a provocare un successo di lettura senza precedenti», nonostante sia innegabile che «il clamore che ha accompagnato Harry Potter rischia di far pensare che un libro si debba leggere soltanto se il romanzo è supportato da un evento straordinario, che non è dovuto all'interesse esclusivo per la pagina scritta»(32).

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(1) Cfr. il bel libro di F. Tronci, Letteratura senza tempo. Forme e modi per l'educazione dell'immaginario infantile, Scandicci, La Nuova Italia, 1996.

(2) Cfr. O. Innocenti, La letteratura giovanile, Roma-Bari, Laterza, 2000, pp. 9-13 e P. Zanotti, Il giardino segreto e l'isola misteriosa. Luoghi della letteratura giovanile, Firenze, Le Monnier, 2001, pp. 12-19. Su queste due definizioni della letteratura giovanile resta fondamentale il libro di P. Hazard, Uomini, ragazzi, libri, Roma, Armando, 1968.

(3) La lettura sensuale è il titolo del cap. I del libro di E. Detti, Il piacere di leggere. Nuova edizione, Scandicci, La Nuova Italia, 2002, pp. 5-24. Per l'idea di «lettura ormonale», cfr. G. Piccinini-E. VarrÀ, La trepidazione e l'attesa. Libri da divorare per l'adolescenza, in «Liber. Libri per bambini e ragazzi», 49, gennaio-marzo 2001, pp. 23-27.

(4) R. Denti, Lasciamoli leggere. Il piacere e l'interesse per la lettura nei bambini e nei ragazzi, Torino, Einaudi, 1999, p. VII.

(5) Cfr. R. Denti, cit., pp. 107-111. Si tratta del resto di un fenomeno di portata più generale, che coinvolge, già negli anni Sessanta e poi, in misura maggiore, agli inizi degli Ottanta, anche Europa e nord America; può essere utile a questo proposito consultare il libro di M. R. Marshall, An Introduction to the World of Children's Books, Gower Publishing Company, Aldershot-Brooksfield (England-USA), 1982 (e la sua seconda edizione, del 1988).

(6) B. Pitzorno, Storia delle mie storie, Milano, Il Saggiatore, 2002.

(7) G. Piccinini-E. VarrÀ, La trepidazione e l'attesa. Libri da divorare per l'adolescenza, cit., p. 23.

(8) G. Piccinini-E. VarrÀ, La trepidazione e l'attesa. Libri da divorare per l'adolescenza, cit., p. 23; A. Faeti, Un tenebroso affare. Scuola e romanzo in Italia, in Il romanzo. La cultura del romanzo, vol. I, a c. di F. Moretti, Torino, Einaudi 2001, p. 113.

(9) Cfr. R. Denti-B. Pitzorno-D. Ziliotto, 100 libri, Milano, Salani, 1999.

(10) Cfr. R. Denti, Lasciamoli leggere, cit., pp. 112-125 e pp. 136-144.

(11) G. Piccinini-E. VarrÀ, La trepidazione e l'attesa. Libri da divorare per l'adolescenza, cit., p. 23.

(12) F. Lazzarato, Nota all'edizione italiana, in J. Zipes, Oltre il giardino. L'inquietante successo della letteratura per l'infanzia da Pinocchio a Harry Potter, a c. di F. Lazzarato, Milano, Mondadori, 2002, p. 10.

(13) J. Zipes, Oltre il giardino. L'inquietante successo della letteratura per l'infanzia da Pinocchio a Harry Potter,cit.

(14) Ibidem, p. 65.

(15) J. Zipes, Librum et circenses, in «Liber», 58, aprile-giugno 2003, p. 17.

(16) F. Lazzarato, Nota all'edizione italiana, cit., p. 14.

(17) J. Zipes, Librum et circenses, cit., p. 17.

(18) Ibidem, p. 17.

(19) Ma cfr. invece l'intelligente descrizione in T. Buongiorno, Dizionario della letteratura per ragazzi, Milano, Fabbri, 2001, p. 120 (alla voce “Corticelli”).

(20) Per un quadro informato e preciso dei Percorsi dell'editoria dell'ultimo «quarto di secolo», cfr. P. Boero-C. De Luca, La letteratura per l'infanzia, pp. 287-294.

(21) F. Lazzarato, Nota all'edizione italiana, cit., pp. 11-12.

(22) Al di là delle realtà locali, che forniscono in maniera capillare servizi e iniziative di invito alla lettura in biblioteca (sul modello delle Biblioteche di lettura), è necessario ricordare almeno la Biblioteca “Gianni Rodari” (alla quale è legato il periodico «Liber», così come la sua versione web, www.liberweb.it) di Campi Bisenzio, la Biblioteca di Documentazione Pedagogica di Firenze (con il suo bellissimo e utile sito www.bdp.it ); la Biblioteca Centrale per Ragazzi di Roma e quella Internazionale per Ragazzi “Edmondo De Amicis” di Genova. Notizie su queste diverse realtà si possono trovare in P. Boero-C. De Luca, La letteratura per l'infanzia, cit.; e in T. Buongiorno, Dizionario della letteratura per ragazzi, cit.; da tenere presente poi il costante e informatissimo osservatorio puntato sulla realtà delle biblioteche dalla redazione di Liber, che pubblica periodici rapporti, normalmente nel secondo numero dell'anno, insieme a quello sull'editoria e a quello sulla Fiera di Bologna.

(23) È il caso per esempio della libreria “Giannino Stoppani” per conto della “Sala Borsa” a Bologna.

(24) Cfr. O. Innocenti, La letteratura giovanile, cit., pp. 33-38. Sull'importanza dell'incontro tra teatro e letteratura giovanile, cfr., per esempio, M. Bernardi, Il tappetto dell'Altrove, in Infanzia e racconto, a c. di E. Beseghi, Bologna, Bononia University Press, 2003, pp. 43-68.

(25) Su questo argomento può essere utile leggere Introduzione a Tolkien, a c. di F. Manni, Milano, Simonelli Editore, 2002, pp. 18-19.

(26) Cfr. J. Zipes, Oltre il giardino. L'inquietante successo della letteratura per l'infanzia da Pinocchio a Harry Potter, cit., pp. 191-211 (la citazione è a p. 192).

(27) J. Zipes, Librum et circenses, cit., p. 19.

(28) L. M. Montgomery, Emily della Luna Nuova, tr. it. di A. Solinas, Milano, Mursia, 1993, p. 156.

(29) Proprio con La classe volante è infatti possibile rintracciare più di un parallelo, a partire dalla somiglianza tra ‘Justus' e Serenus, i due autorevoli, ma comprensivi direttori delle scuole frequentate dai due gruppi di ragazzi. Sulla «diffusione di uno dei topoi della letteratura per ragazzi: i racconti di scuola» e sui «ben precisi e programmati riti di passaggio maschili» a essa connessi si può vedere il bel saggio di G. Grilli, Le lavagne dell'impero, in Adolescenza, Quaderni di letteratura per l'infanzia diretti da E. Beseghi, Milano, Mondadori, 1996, pp. 177-197 (la citazione è a p. 177). In particolare, il saggio si sofferma su alcuni scrittori «che hanno vissuto personalmente questa esperienza», tra i quali significativamente (per il suo valore di fenomeno mediatico pre- Harry Potter ), Roald Dahl.

(30) J. Zipes, Oltre il giardino. L'inquietante successo della letteratura per l'infanzia da Pinocchio a Harry Potter, cit., p. 191 e p. 207.

(31) In nord America una fitta schiera di piccoli lettori è stata indirizzata alle avventure di Anna dai capelli rossi dal Musical derivato dal primo romanzo, così come, anche in tempi più recenti, riduzioni cinematografiche di classici come Piccole Donne o il Piccolo Lord sono state complici di un rinnovato interesse per il libro. Persino un intramontabile come Cuore ha subito in Italia un'impennata di lettura (e di vendite) dopo la trasmissione televisiva della serie a cartoni animati.

(32) R. Denti, Non leggono: che fare?, in «Liber», 57, gennaio-marzo 2003, p. 19

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