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Hidden in the lines
Lettura e mondo romanzesco nella letteratura giovanile.

18 febbraio 2004 | Orsetta Innocenti

 
La pagina ha il suo bene solo quando la volti e c'è la vita dietro che spinge e scompiglia tutti i fogli del libro. La penna corre spinta dallo stesso piacere che ti fa correre le strade. Il capitolo che attacchi e non sai ancora quale storia racconterà è come l'angolo che svolterai uscendo dal convento e non sai se ti metterà a faccia con un drago, uno stuolo barbaresco, un'isola incantata, un nuovo amore. (I. Calvino, Il cavaliere inesistente)

Le regole del gioco

Make believe I'm everywhere
hidden in the lines
written on the pages
is the answer to a neverending story
[Fai finta che io sia ovunque
nascosto tra le righe
scritta sulle pagine
è la risposta a una storia infinita](1)

Queste parole – dalla colonna sonora del film La storia infinita (1984) di Wolfgang Petersen – esprimono bene uno dei concetti chiave su cui si basa la letteratura giovanile e riescono (così come del resto fa, e in misura assai maggiore, il libro di Michael Ende da cui il film è stato tratto) a individuare uno dei suoi caratteri più peculiari e affascinanti. Nello sfaccettato (e per certi versi ambiguo) mondo della letteratura giovanile, il libro può diventare la porta privilegiata per entrare in un «giardino segreto»(2) creato dalla «grammatica della fantasia»(3): in altri termini, la lettura si propone come uno degli elementi essenziali di un gioco antico e fondamentale come quello del “facciamo finta che…”, definito anche, in termini tecnici, invenzione del make believe. Si tratta di un processo ben noto – la cui importanza va al di là dei pur vasti (e non sempre ben definiti) confini della letteratura ‘per ragazzi' – che pone appunto la lettura tra le più significative attività di «make believe», in grado di costruire diversi possibili «mondi di invenzione»(4), dai giochi (dei bambini), alle opere d'arte (e di letteratura), ai sogni (o i sogni a occhi aperti), accomunati, nelle loro distinte specificità, dal fatto di appartenere tutti a una stessa categoria logica, che pone al suo centro una necessaria capacità di immaginazione e di identificazione(5). In questa prospettiva, la lettura diventa insomma un «puntello» necessario, suggerisce al lettore le «regole che prescrivono di immaginare i dettagli di un certo mondo, spingendo lo […] a recitare un ruolo in un vero e proprio gioco di fantasia»(6).

Se consideriamo però la letteratura giovanile, le cose si complicano, perché l'universo di carta nascosto tra le righe del libro si propone come uno degli infiniti «mondi di invenzione» resi possibili dall'atto stesso di lettura, ma, nello stesso tempo, sottolinea anche decisamente la sua particolare singolarità. Le regole del gioco implicite nel patto di lettura diventano infatti in questo caso ancora più marcate e coinvolgenti: «la letteratura si propone […] come un repertorio illimitato di situazioni e ingredienti romanzeschi destinati ad alimentare il mondo immaginario costruito»(7) dai ragazzi; lo sterminato e caotico sistema delle letture giovanili diventa insomma – secondo il modello ideale proposto da uno dei libri più famosi, Alice(8) – esso stesso un modo per andare «attraverso lo specchio» ed entrare in un mondo alternativo e possibile, basato sulle leggi di identificazione del make believe, diventa, cioè, il luogo privilegiato del romance. È possibile allora ripetere a proposito del legame tra bambini (ragazzi) e romance ciò che ha detto Sulle fiabe un abile ideatore di mondi romanzeschi come Tolkien: «relegat o nella stanza dei giochi»(9), perché troppo pericoloso e frivolo, dagli adulti ormai cresciuti, il romance torna a farsi strada nell'«immagine dell'infanzia, dove poteva ancora venire esaltato come luogo del libero sfogo della fantasia»(10). E da lì, di nuovo liberamente rieletto dai ragazzi stessi, come alternativa concreta e appagante al grigio mondo di costrizioni e di doveri rappresentato dalla (minaccia della) vita adulta.

Non è un caso, del resto, se proprio nel comodo e neonato recinto della letteratura giovanile (così come in quello, più o meno coevo, della letteratura popolare(11)) si era venuto a rifugiare, a cavallo tra XVIII e XIX secolo, il romance, progressivamente accantonato dalla vertiginosa ascesa della nuova tendenza al realismo rappresentata dal novel, destinata poi ad affermarsi come la via tradizionale più ortodossa nello sviluppo del romanzo. Messo al bando dalla letteratura alta – proprio a causa dei rischi di identificazione che comporta la sua lettura emozionale(12) – il romance conosce però mille scorciatoie per riemergere nell'esperienza dei giovani lettori, e riaffermare così in maniera perentoria un legame viscerale tra letteratura e vita. Raccontare (così come leggere) storie si rivela allora un momento ad alto rischio, perché autorizza (o meglio, prevede) l'apertura di altri spazi di realtà e, attraverso la revoca in dubbio (più o meno momentanea) del principio di non contraddizione (o l'uso di una logica altra, alternativa e ‘migliore'), permette la costruzione di mondi alternativi in cui domina il romance(13). La letteratura giovanile conferma così ancora una volta il suo statuto ambiguo. Se da una parte la forte carica metatestuale ne fa un sistema potentemente allusivo alla sua natura intrinseca di gioco (con l'implicito valore euforico ed eversivo che questo comporta), dall'altra, l'illimitato credito concesso al modo romanzesco si connota di una duplice valenza, perché il pericoloso romance, così amato dai bambini, viene guardato con sospetto dagli adulti (‘colpevoli', del resto, della sua prima rimozione nella stanza dei figli), che tentano con vari mezzi di controllarlo e instradarlo.

Ma procediamo con ordine. Nella prospettiva dei più giovani, il libro può diventare la chiave di accesso privilegiata a un nuovo mondo: è il caso, estremo, appunto di Bastian, il protagonista della Storia infinita (1979); le avventurose peripezie di Atreiu alla ricerca del salvatore di Fantàsia non sono altro che magnifiche storie narrate, capaci di catturare Bastian e di trasportarlo, alla lettera, «tra le righe» del libro che sta leggendo. «Ti ho mandato alla Grande ricerca […] perché era l'unico mezzo per chiamare il nostro salvatore. Perché lui ha partecipato di persona a tutte le tue esperienze e ti ha seguito lungo tutto il tuo cammino» – dice l'Infanta Imperatrice ad Atreiu al termine della sua missione – «Tu sei entrato nella sua immagine e lo hai portato con te, e per questo ti ha seguito, perché si è visto con i tuoi stessi occhi. E anche in questo momento egli ode ogni parola che noi diciamo»(14). E infatti, quando Bastian riuscirà a mettere da parte ogni tipo di resistenza razionale a una compiuta accettazione delle regole del make believe, le porte del mondo possibile gli si spalancheranno in tutto il loro fascino, in una sorta di mescolanza tra mondo fantastico e reale:

Poi si levò un vento di tempesta che veniva da lontano e uscì dalle pagine del libro che Bastiano teneva sulle ginocchia, così che esse cominciarono a svolazzare furiosamente. […] e poi venne un secondo, ancor più violento turbine di vento che entrò nel libro e spense tutte le luci(15).

La scelta di lettura, non importa se clandestina (e addirittura originata da un furto) è diventata scelta di vita: le avventure romanzesche sono in grado di attirare Bastian dentro le pagine del libro, per poi restituirlo al suo mondo terrestre con una nuova e insospettata capacità di credere al romance(16).

Paradossalmente, sono proprio il potere metaletterario implicito nella lettura giovanile e il suo allusivo valore come veicolo verso altri mondi e altri spazi di realtà, a determinare – lo si è detto – la profonda diffidenza di cui la società adulta tende spesso a farla oggetto. In generale, il mondo ‘dei grandi' sembra guardare con sospetto l'eccessiva tendenza dei giovani a «lavorare di fantasia», alimentata appunto dalla lettura di sciocchezze. E infatti, non c'è classico della letteratura per ragazzi che non metta in scena gustosi episodi a sfondo più o meno moraleggiante, attraverso i quali la società di genitori ed educatori dovrebbe mettere in guardia i giovani lettori sui terribili pericoli impliciti in un eccesso di lettura. Esemplare, a questo proposito, il caso di Anna dai capelli rossi in un romanzo che pure è sostanzialmente privo di toni moralistici e nei quali viceversa la straordinaria immaginazione della protagonista viene tutto sommato esaltata. È proprio a causa di un eccesso di identificazione con una lettura scolastica – gli Idilli del re (1859) di Tennyson– che Anne rischia di morire annegata mentre sta tentando di rappresentare la fine della pura Elaine nelle acque del tranquillo laghetto di Avonlea. Naturalmente, tanto i genitori di Diana Barry (l'amica del cuore di Anne), quanto Marilla e Matthew Cuthbert (i due fratelli che hanno adottato Anne) proibiranno alle ragazze ogni ulteriore sortita al laghetto incriminato, ma è significativo che sia la stessa Anne a chiudere l'episodio con una sorta di dichiarazione di intenti a favore del «buon senso» contro gli eccessi di romance:

Quanto a ciò che è successo oggi, mi aiuterà a guarire dalle mie esagerate manie romantiche. Sono giunta alla conclusione che, ad Avonlea, il romanticismo [ romance ] è fuori luogo. Era forse una cosa normale per la turrita Camelot, centinaia di anni fa, ma non è più apprezzato ai nostri giorni(17).

Ma gli esempi sono moltissimi; e tutti suggeriscono la continua dialettica tra libertà e coercizione, scelta eversiva di letture (e di giochi, o sogni più o meno a occhi aperti) e tentativo di imbrigliare, educare, controllare, i pericoli del romanzesco, alimentati da sbagliate, esagerate – in una parola, troppo vissute – identificazioni di lettura. Tanto che il motivo viene ripreso anche da Joanne K. Rowling in uno dei volumi della serie di Harry Potter ( Harry Potter e la camera dei segreti, 1998), nel quale la piccola Ginny Weasley diventa la vittima inconsapevole del cattivo Lord Voldemort proprio a causa della lettura/scrittura di un libro/diario pericoloso (e proibito).

Ripercorrere la storia della letteratura giovanile significa allora passare in rassegna una galleria variopinta di possibili emozioni di lettura, momenti cruciali nei quali i diversi romanzi (e racconti) mettono in scena (e si interrogano) una riflessione più o meno problematica sul proprio ambiguo statuto.

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(1) Limahl, (pseudonimo del cantante inglese Chris Hamill), The Neverending Story (1984); il brano fa parte della colonna sonora del film omonimo. Può essere significativo ricordare che quando – pochi mesi dopo – Limahl introdusse anche questo brano nel suo LP Don't suppose portò alcuni cambiamenti al testo, che riguardano proprio i versi che ci interessano: in particolare, «hidden in the lines» viene trasformato in «living in your eyes», a sottolineare che il legame profondo con il gioco del make believe può essere compreso solo se messo in relazione con l'atto di lettura e, dunque, con il motivo stesso del libro.

(2) Cfr. F. H. Burnett, Il giardino segreto (1911), tr. it. di V. Brinzi, Milano, Mursia, 1997.

(3) Cfr. G. Rodari, Grammatica della fantasia, Torino, Einaudi, 1973.

(4) Th. Pavel, Mondi di invenzione, Torino, Einaudi, 1992.

(5) Il riferimento alla dinamica del make believe come elemento essenziale che pone in relazione i «giochi di make-believe, i mondi di invenzione delle opere di rappresentazione e i mondi di invenzione dei sogni e dei sogni a occhi aperti » è in un bel libro di Kendall Walton, Mimesis as Make-Believe. On the Foundations of the Representational Arts, Cambridge (Ma) – London, Harvard University Press, 1990, mia la traduzione; (il libro intero è basato su questo presupposto, in particolare si veda il cap. 1, Representation and Make Believe, pp. 11-69).

(6) F. Bertoni, Il testo a quattro mani. Per una teoria della lettura, Firenze, La Nuova Italia, 1996, p. 189.

(7) O. innocenti, La letteratura giovanile, Roma-Bari, Laterza, 2000, p. 7.

(8) Cfr. L. Carroll, Alice nel paese delle meraviglie (1865), tr. it. di T. Giglio, Milano, Rizzoli, 1978 e Alice nel mondo dello specchio (1871), tr. it. di T. Giglio, Milano, Rizzoli, 1992.

(9) J. R. R. Tolkien, Sulle fiabe, Milano, Rusconi, 1976, p. 44.

(10) P. Zanotti, Il giardino segreto e l'isola misteriosa. Luoghi della letteratura giovanile, Firenze, Le Monnier, 2001, p. 16.

(11) La ‘nascita' della letteratura giovanile viene così significativamente a coincidere con quella della letteratura d'appendice, e con la pubblicazione delle prime edizioni economiche, i cosiddetti chapbooks (è nel 1744 che John Newbery apre la prima «Juvenile Library» con libri tutti di questo genere), cfr. P. Zanotti, Il giardino segreto, cit., p. 13.

(12) Cfr. M. C. Levorato, Le emozioni della lettura, Bologna, Il Mulino, 2001.

(13) Sul potere romanzesco della lettura giovanile, si può vedere il saggio di Giorgia Grilli, Le maschere del mondo e i buchi delle serrature. Della curiosità, del leggere e del raccontare storie, in Infanzia e racconto, a c. di E. Beseghi, Bologna, Bononia University Press, 2003, pp. 95-130.

(14) M. Ende, La storia infinita, tr. it. di A. Pandolfi, Milano, Longanesi, 1981, p. 179.

(15) Ibidem, p. 203.

(16) Sulla «terza parte de La storia infinita: quella non scritta nel libro. […] la parte che ogni libro restituisce al lettore, dopo avergli fatto conoscere un miracoloso allungamento dell'esperienza», cfr. E. Beseghi, La passione secondo Montag, in Infanzia e racconto, cit., pp. 13-18.

(17) L. M. Montgomery, La vera storia di Anna dai capelli rossi ovvero Anne dei Verdi Abbaini (1908), tr. it. di M. G. Odorizzi, Milano, Mursia, 1981, p. 206.

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