Alcune testimonianze di letture clandestine…
"Allora leggevo a pezzi e bocconi, sotto il banco di scuola, in letto, sotto i lampioni, tra uno scapaccione e una bocciatura, e qualche volta eran libri che avevo interesse non mi si cogliesse a leggerli: eppure di quelle letture portate innanzi fra tanti accidenti ancora mi risplende nella memoria la successione dei capitoli un per uno fino allo sviluppo finale. Adesso intorno alla mia persona che legge c'è gran rispetto e silenzio, nemmeno covassi le uova dorate, e nemmeno Dio s'azzarderebbe di togliermi il libro di mano con la scusa che non fa per me; ma proprio ora tutto quello che m'entra da un orecchio m'esce dall'altro, all'infuori forse dei particolari più sciocchi o di qualche amena incongruenza".
(Antonio Baldini, Le scale di servizio, Ricciardi, 1971)
"… per Bianciardi il Risorgimento era soprattutto un legame con la sua infanzia, un ricordarsi per sempre ragazzino grossetano che rilegge le stesse pagine, la stessa storia, e sogna i garibaldini nella cameretta di casa, finestra aperta e sussidiario chiuso, dopo aver messo un po' di zucchero sul pavimento del corridoio per accorgersi in tempo dell'arrivo della madre che viene a controllargli i compiti".
(Pino Corrias, Vita agra di un anarchico. Luciano Bianciardi a Milano, Baldini e Castoldi, 1993)
"Era ancora molto piccola Lucía Peláez, quando lesse di nascosto un romanzo. Lo leggeva un po' per volta, una notte dopo l'altra, nascondendolo sotto il guanciale. L'aveva preso dalla libreria di cedro dello zio, che vi teneva i suoi libri preferiti.
Lucía da allora ha camminato molto, e intanto passavano gli anni.
Ha camminato in cerca di fantasmi, sui faraglioni del fiume Antioquia, e in cerca di persone per le vie delle città violente. Molto ha camminato, e sempre nel viaggio l'accompagnavano gli echi degli echi di quelle voci lontane che Lucía aveva ascoltato, coi suoi occhi di fanciulla.
Lucía non ha più riletto quel libro. Del resto, non lo riconoscerebbe. Le è cresciuto dentro a tal punto che ora è diventato un altro. Ora è suo".
(Eduardo Galeano, Il libro degli abbracci, Sansoni, 1992)
"L'intera questione risiede per me in un'unica piccola reminiscenza, benché ce ne siano ancora delle altre: quella di essere stato mandato a letto una sera, nella Fourteenth Street, quando ero molto piccolo, a un'ora in cui, in biblioteca e sotto la lampada, uno dei cugini più grandi di Albany, il più giovane di una nidiata orfana di quattro, generosamente adottati dalla nonna, aveva cominciato a leggere a voce alta a mia madre, la nuova, senz'altro la prima, dispensa di David Copperfield…”(Henry James, Un bambino e gli altri, Neri Pozza, 1993)
"E che libri son questi?" dissi; "Sono la Storia Romana di Rollin e di Crévier, - disse lui, - ma non la puoi leggere se non quando sarai giunto alla terza classe". Io stetti zitto; ma avevo una matta voglia di leggere; e in segreto mi divorai in pochi mesi tutti quei volumi. Me ne stavo chiuso nella mia cameretta da letto, che avevo comune con Giovannino, e leggevo leggevo".
(Francesco De Sanctis, La giovinezza, in Opere, Utet, 1981-1986)
"Tutti i capolavori del mondo dovrebbero essere trovati dai bambini nelle discariche ed essere letti di nascosto, all'insaputa dei genitori e dei maestri".
(Marguerite Duras, Il nero atlantico, Mondadori, 1998)
“Qualcuna delle sue compagne portava in convento i keepsakes ricevuti come strenna. Bisognava nasconderli, era un problema, li si leggeva in dormitorio. Maneggiando con delicatezza quelle belle legature di raso, Emma fissava sguardi perduti sui nomi degli autori sconosciuti, il più delle volte conti o visconti che avevan firmato quegli scritti”.
(Gustave Flaubert, Madame Bovary, Garzanti, 1983)