"Nel 1781, Diderot scrive di voler «curare la bigotta moglie Nanette, la quale diceva di non voler neppure toccare un libro che non contenesse qualcosa che servisse a elevarla spiritualmente, sottoponendola per alcune settimane a una dieta di letteratura amena»”.
Alberto Manguel, Una storia della lettura, Milano, Mondadori, 1997.
"Essendomi capitato di leggere in uno dei taccuini stendhaliani queste parole isolate: All lost, nothing lost, di colpo, come per miracolo, mi ero sentito libero, guarito".
Giorgio Bassani, Il giardino dei Finzi Contini, Torino, Einaudi, 1972.
"Recuerdo más intensamente haberme acurrucado en la cama con la obra Humboldt's Gift para tratar de sobrellevar el dolor causado por una ruptura de pareja que la larga depresión en que me asumí en aquella época. Leía entonces para escapar; pero lo que ahora principalmente recuerdo es el libro que me salvó".
Sven Birkerts, Elegía a Gutenberg. El futuro de la lectura en la era electrónica, Madrid, Alianza Editorial, 1999
“Che le buone letture potessero avere un valore terapeutico è cosa nota da tempo: nel suo saggio «Sur la lecture » il romanziere francese Marcel Proust ne sottolineò l'aspetto «curativo», spiegando come, a differenza della conversazione, che svanisce, la lettura abbia il potere di penetrare nella psiche del lettore. In alcune patologie, come la depressione - scriveva Marcel Proust - la lettura può scuotere il depresso dal suo stato di inerzia”.
Anna Oliveiro Ferraris, Una terapia tutta da sfogliare, “Corriere della Sera”, Inserto Salute, 19-2-2001
“No, non è per il successo che bisogna leggere. È per vivere di più”.
Umberto Eco, Perché leggendo vi allungate la vita, “Corriere della Sera”, 22-4-2001
“Da un'inchiesta condotta negli ospedali di Rochester (UK), citata in un editoriale di Annals of Internal Medicine (Ann Int Med 2000 Jun 20;132 (12):996-8), è emerso che il lavoro di documentazione svolto dai bibliotecari delle strutture sanitarie ha permesso di evitare la mortalità nel 19,2% dei pazienti, mostrando quanto l'informazione costituisca un elemento "vitale" nella tutela della salute dei cittadini e quanto il ruolo di coloro che si occupano di informazione sanitaria debba essere valorizzato”.
“E’ possibile che la letteratura possa guarire? Sì. Le parole hanno una funzione salvifica, per chi le scrive e per chi le legge”.
Marco Belpoliti, Comincia con Dante e fermati a Gadda, “La Stampa-Tuttolibri”, 6-7-2002
Dostoevsky ne "L'Idiota" fa dire letteralmente al signor Lébedev, tra il serio e il faceto, :.."ho cominciato a curarla con la lettura dell'Apocalisse", riferendosi agli scatti d'ira di Nastàsia Filìppovna, definita come "..una signora dalla fantasia irrequieta"
Andrea Bolognesi, Biblioterapia, http://www.enxerio.com/articolo.asp?a=5
“Most doctors don't prescribe fiction for patients who are ill, but that's exactly what will happen in Britain beginning in September, when doctors and librarians team up to launch a new program that will deliver a therapeutic course of novels to patients suffering from a range of ailments”.
Jon Bowen, A Spoonful of Dickens. British doctors prescribe "bibliotherapy" for the stressed-out and depressed. http://www.salon.com/books/feature/2000/08/08/bibliotherapy/
"Erich Drucker, che divenne libario antiquario a New York, ha descritto come, da psicanalista, venne a conoscenza della vita interiore dei propri clienti e li considerò alla stregua di pazienti; raccomandò loro con successo libri a fini terapeutici".
Il Libro nella shoah, a cura di Jonathan Rose, Milano, Edizioni Sylvestre Bonnard, 2003
"Mientras tanto, hablo con el libro que tengo en las manos.
Pareces deprimida. Lee esto, dice”.
Nuria Amat, Reina de América, Barcelona, Alba Editorial, 2002
«"Padre Pluche mi legge i libri, ogni tanto. Quelli non mi fanno male. Mio padre non vorrebbe ma... insomma ci sono storie anche EMOZIONANTI, capite?, con gente che uccide, che muore... ma potrei ascoltare qualsiasi cosa se viene da un libro, questo è strano, riesco anche a PIANGERE ed è una cosa molto dolce, non c'è di mezzo quel tanfo di morte, PIANGO, tutto qui, e Padre Pluche continua a leggere, ed è molto bello, ma questo mio padre non lo deve sapere, lui non lo sa e forse è meglio che..."».
Alessandro Baricco, Oceano mare, Milano, Rizzoli, 1993.
"Un paio d'anni fa mi sono ammalato, non riuscivo a tirarmi su, allora ho cercato qualcosa che mi desse contentezza. Così sono tornato a lavorare su Boiardo. che è stato un grandissimo aiuto".
Gianni Celati, La lettura dei classici come terapia, “Inchiesta”, XXV (1995), ottobre-dicembre.
"Così, tanto il vaccino remoto quanto il richiamo recente, mi hanno convinto del fatto che la lettura, ma in dosi abbondanti, possa addirittura prevenire certe malattie".
Antonio Faeti, Marion a Weimar. L'immaginario nell'età del sospetto, Milano, Bompiani, 1996
"La lettura, secondo Proust, non dona ma al massimo guarisce, serve a far ritrovare le «ragioni profonde» del proprio io, agisce come una medicina contro la malattia"
Alberto Abruzzese, Analfabeti di tutto il mondo uniamoci, Genova, Costa & Nolan, 1996